Trump: Costruite di più in America

“Serve una forte spinta per costruire fabbriche negli Stati Uniti e creare posti di lavoro a lungo termine”: è la richiesta di Donald Trump ai tre big dell’industria automotive americana, incontrati durante una colazione organizzata per lasciarsi le spalle le polemiche sulla produzione in Messico.

Detroit alla Casa Bianca. Al tavolo, come previsto, erano presenti Sergio Marchionne, Mary Barra e Mark Fields. Sin dalle prime battute, Trump ha tenuto a sottolineare la discontinuità con il passato: “Siamo di fronte a un ambientalismo fuori controllo, le regole esistenti non vanno bene”, ha detto il tycoon, tagliando i ponti con la politica green che ha contraddistinto l’amministrazione Obama. In cambio di una strategia per favorire nuove assunzioni (comunque previste dal Gruppo FCA, dalla GM e anche dallaFord dopo l’annullamento dei progetti per San Luis Potosí), il neo presidente  ha assicurato il taglio delle tasse e una normativa più snella.

L’apprezzamento di Marchionne. Dopo l’incontro, FCA ha rilasciato una nota in cui si condividono gli sforzi del presidente, determinato a “costruire una forte base manifatturiera negli Stati Uniti”: un obiettivo “apprezzato” dallo stesso Marchionne, il quale ha espresso la volontà di mettersi al lavoro con Trump e con i membri del Congresso. Per l’occasione, FCA ha ricordato gli investimenti fatti negli Usa dal 2009 (9,6 miliardi di dollari), in grado di generare 25 mila posti di lavoro. Nel Paese, il gruppo è alle prese con le accuse dell’Epa sui turbodiesel 3.0, ma a quanto pare il caso non è stato oggetto di discussione.

Gli oleodotti e il Nafta. Sullo sfondo, restano la minaccia dei dazi per chi vende auto costruite all’estero e l’ipotesi della revisione del Nafta, il trattato di libero scambio nordamericano. Proprio quest’ultimo sembra più fragile del previsto, vista la rapidità con cui Trump si è sfilato dal Tpp, l’accordo commerciale Trans-Pacifico: una decisione che dovrà essere ratificata in Senato, ma che conferma il nuovo corso Usa. Un altro tassello verrà aggiunto nelle prossime ore, quando la Casa Bianca sbloccherà i progetti di costruzione degli oleodotti Keystone Xl (già fermato da Obama) e Dakota Access

fonte: quattroruote.it